Prima di salutare il 2017 voglio parlarvi di , un film che ho amato alla follia di un regista a me molto caro, Federico Fellini. Perché ho scelto proprio ? Prima di tutto perché dietro questo film c’è tutta una riflessione sulla vita e secondo perché volevo riprendere a scrivere per la mia rubrica sui FILM.

 

8½, Il capolavoro cinematografico di Federico Fellini.

Se vogliamo credere a quello che diceva Fellini, la genesi del film fu il desiderio di raccontare una crisi interiore di un personaggio non ancora definito.  è il titolo di uno dei film più belli e indimenticabili di Fellini, all’inizio alcuni collaboratori consigliarono al regista di intitolare il film “La bella confusione”, poi però la scelta ricadde su Otto e mezzo () . E perché alla fine la scelta andò a ricadere proprio su ? Questo perché nel 1963 reduce dai trionfi, dalle polemiche e dalla non facile elezione a mito del cinema, causato da La dolce vita, Federico Fellini aveva girato otto film e mezzo. Questo titolo esprime proprio la situazione esatta in cui si trovava Fellini in quel momento, la situazione morale, ossia la confusione che il regista aveva in testa. Egli non solo aveva smarrito la creatività, non riusciva neanche a delineare il personaggio protagonista, molti chiedevano a Fellini che lavoro facesse il protagonista, ma il regista non lo sapeva e si rese conto di aver perso l’anima del film e di voler rinunciare. Un giorno, mentre era tutto preso a scrivere una lettera ad Angelo Rizzoli per comunicargli il proprio abbandono, fu chiamato dal capo macchinista. Tutti gli operatori della troupe che stavano costruendo il set del film, festeggiavano il compleanno di un loro collega, e volevano festeggiare insieme al regista. Federico, allora, invece di riprendere a scrivere la lettera al produttore, ebbe l’intuizione finale: il protagonista era un regista senza vie d’uscita, avrebbe raccontato quella  crisi. Il protagonista, in un certo senso, era lui.

 

8½, Trama del film.

Federico Fellini comincia raccontando un sogno (il regista riminese credeva moltissimo nei sogni e nel loro significato): il protagonista Guido Anselmi, è imprigionato in un traffico intenso, In preda all’ansia, a un senso di claustrofobia, Guido fugge dal finestrino dell’automobile e volando si libra nel cielo. Il protagonista, però, non vola libero, è attaccato per un piede a una fune che degli organizzatori della produzione tirano sulla spiaggia. Il protagonista si sveglia nella camera dell’albergo termale dove si è ritirato con un pretesto, inventato o no, che gli ha permesso di rimandare di due settimane l’inizio del film. Un medico gli misura la pressione, gli chiede l’età e un altro medico gli chiede << che ci sta preparando di bello? Un altro film senza speranza?  >>.  Entra poi il critico Daumier che dovrebbe revisionare la sceneggiatura e non sembra essere soddisfatto. Sulle note di una musica suonata da una tipica orchestra termale, alcune vecchie dame si avviano su per la collina verso la fonte. A Guido, la bella ragazza che gli porge il bicchiere, sembra essere Claudia. Arriva poi l’amico Mezzabotta, con la ragazza Gloria, che accoglie Guido chiamandolo << vecchio Snaporaz >> ;  l’uomo sta divorziando dalla moglie ed è tutto preso dalla bella ragazza che ha vicino. In seguito Guido va alla stazione per andare a prendere la sua amante Carla. Il protagonista decide di sistemare l’amante in un alberghetto della ferrovia; mentre mangiano qualcosa, Carla gli parla di quanto è bravo suo marito. Giunti in camera, sul letto, in un intermezzo erotico, Guido trucca in maniera pesante la donna, le fa le sopracciglia <<da porca>> e la incita ad atteggiarsi in maniera alquanto seducente. Dopo l’amore, mentre la donna legge i fumetti e mangia qualcosa, Guido si addormenta e sogna sua madre vestita di nero in un gran cimitero bianco, dove c’è anche il papà. Il babbo chiede a Guido come va; Guido aiuta il padre a calarsi nella fossa. La madre, poi, lo afferra con affetto violento, lo bacia sulla bocca e si trasforma nella moglie Luisa.Di ritorno all’Hotel delle Terme, Guido incrocia in ascensore il Cardinale. C’è l’agente di Claudia che chiede impegni sulle date; c’è Canocchia che pretende spiegazioni sulla scena dell’astronave; c’è l’attrice francese che vorrebbe parlare del suo ruolo. Dalla scalinata scende il produttore con la giovane compagna al seguito. Al night club all’aperto, l’orchestra suona, Mezzabotta balla con Gloria, Guido si è messo un nasetto finto da Pinocchio. E’ in corso il numero dei telepati Maya  e Maurice: il mago e Guido si parlano in modo affettuoso, come se fossero vecchi complici. Il telepata legge  una strana frase che Maya, dopo aver letto nel pensiero di Guido, trascrive sulla lavagna: << Asa Nisi Masa >> (contiene la parola Anima). E’ il sostegno per tornare con la fantasia alla grande fattoria  dell’infanzia, dove le servette campagnole facevano il bagno a Guido e agli altri bambini nelle tinozze del vino. Poi, avvolto in un lenzuolo, Guido veniva accompagnato a letto una bambina proponeva l’indovinello << Asa Nisi Masa >>… Più tardi telefona Luisa  e Guido chiede alla moglie di andare a trovarlo. In camera, Guido immagina di trovare Claudia, che gli prepara il letto in veste di cameriera. Ma suona il telefono, è Carla che sta male, e quindi il sogno si interrompe. Nel parco delle Terme, il regista ha un incontro con il Cardinale. Mentre cerca di parlargli del film, il vecchio ascolta il verso dell’uccello Diomedeo, che gli suggerisce frasi oracolari. Guido si distrae nel guardare una donna che scende la collina scoprendo le gambe: quell’intrecciarsi di sesso e religione lo conosce da quando era bambino. Da bambino in collegio, insieme ai compagni, scappava per andare a guardare la Saraghina, una donna che abitava in un bunker sulla spiaggia. La Saraghina rappresenta la prima traumatica visione del sesso , orrenda e attraente, la donna trascina il piccolo Guido in una specie di danza. Arrivano subito i preti e il piccolo Guido viene subito riportato in collegio, processato davanti alla madre che piange ed è delusa, viene incoronato asino e messo in ginocchio sul granturco. Il momento peggiore è quello della confessione, pentito non lo è neanche per idea, infatti quando può torna a spiare la Saraghina. Il principe della Chiesa concede un’udienza di pochi minuti mentre riposa dopo il bagno termale. Guido invece di parlargli del film , sente il bisogno di parlargli di se stesso: << Io non sono felice >>. Sulla via principale, fra i caffè illuminati, appare Luisa. In alcune note di Fellini, si può leggere che, il rapporto fra Guido e Luisa è un rapporto straziante e a suo modo molto tenero. Entrambi credono che la serenità sia fuggire l’uno dall’altra, ma appena lontani devono cercarsi e stare insieme. Guido se ne sta un po’ a guardare la moglie, l’incontro è affettuoso. Quando li ritroviamo che ballano sulla pista del night club, l’incanto è rotto, qualcosa ha innervosito Luisa. L’intero branco si muove per visitare, al seguito del produttore, la costruzione dell’astronave, Nel film, l’astronave, dovrebbe servire a permettere a un gruppo di sopravvissuti alla terza guerra mondiale di fuggire nello spazio. Luisa è sempre di malumore e non è confortata neanche dalle gentilezze di un ammiratore. Guido si sfoga con Rossella, la migliore amica di Luisa, e dice di avere due problemi: il film e Luisa. Seduto a un caffè con Luisa e Rossella, Guido vede arrivare Carla che, siede sola a un tavolo. L’apparizione dell’amante esaspera Luisa, però Guido dice di essere innocente. A questo punto il protagonista inizia a fantasticare e a sognare l’impossibile: Carla che si mette a cantare, Luisa che corre a complimentarsi con la donna, le due donne amiche… A questo punto ha inizio la sequenza della casa-harem con tutte le donne di Guido, moglie compresa. Tutte le donne del film sono riunite nel grande stanzone della fattoria, dove Guido ritorna con dei regali, bacini e parole che distribuisce in ugual maniera a tutte. Le donne lo spogliano, gli fanno il bagno nella tinozza di quando era bambino, lo coccolano e lo asciugano. A un certo punto, una donna si rifiuta di andare di sopra, a causa dell’età avanzata, per colpa di questa regola, ha inizio una rivolta femminile che Guido doma a colpi  di frusta. Il produttore pretende che il regista (Guido) scelga gli interpreti del film. Passano i provini di varie aspiranti per i ruoli di Carla, della Saraghina e della moglie. I provini che riguardano il ruolo della moglie sono estenuanti per Luisa che alla fine non ce la fa più a guardarli e se ne va. Arriva Claudia, bella come non mai, e il regista se la porta via in macchina. Guido ferma la macchina fuori un’abbazia, le parla, cerca di spiegarle la sua crisi, la sua incapacità, la voglia di ricominciare da capo. Ma alla fine Carla lo smaschera, capisce che non esiste nessuna parte, nessun film. Ecco che è arrivato il momento, stretto nella morsa di due sicari della produzione, Guido viene portato di peso alla conferenza stampa per il primo ciak. I giornalisti incalzano in maniera aggressiva e Guido reagisce non rispondendo. Il regista si nasconde sotto il tavolo e l’unica via di fuga sembra essere quella del suicidio. Il critico Daumier si complimenta con Guido per la sua rinuncia che, considera un passo sulla via di una salutare “educazione al silenzio”. Mentre Guido sta per andarsene con il critico, arriva saltellando Maurice il telepata, che gli dice che è tutto pronto. E infatti i personaggi del film stanno tornando, vestiti di bianco, avviati verso la torre: i riflettori si accendono e Guido prende il comando. Megafono in mano, ordina a tutti di scendere dalle scale dell’astronave e li fa avviare verso una passerella da circo. Tenendosi per mano in una lunga catena, i personaggi cominciano il girotondo di saluto, al suono di una fanfara composta da quattro clown e diretta da Guido bambino in divisa bianca da collegiale. Scesa la notte, nel cerchio illuminato da un riflettore c’è la piccola fanfara, poi i quattro clown vanno via e resta soltanto il fanciullino, che suona le ultime note della marcetta e poi sparisce nel buio.

8½, il capolavoro che ha reso Fellini immortale.

Il film uscì in Italia il 15 febbraio 1963 e fu accolto da critiche osannanti, ancora di più di quanto era avvenuto per La dolce vita, quando il caso politico aveva avuto il sopravvento sul giudizio del valore del film. Fellini in questo film ha inserito veramente di tutto: amore, passioni, paure, fantasie, dubbi e ricordi. Ci sono le pulsioni dell’inconscio, i desideri, c’è il senso di inadeguatezza, c’è la parodia nei confronti della critica cinematografica, c’è la religione, il rapporto con Dio, il bisogno di cercare nuove sensazioni al di fuori del rapporto coniugale, c’è il tentativo di dare un senso al proprio vagare e l’incapacità perenne di riuscirci. Provi a sognare e a volare tra i propri sogni, ma inevitabilmente sei legato a una fune, e ti catapultano nuovamente a terra. Ci sono anche gli affetti, le bugie, i preti e come sempre i clown. Quegli stessi clown che, alla fine del film, dopo che Guido a ritrovato la retta via, danno inizio a una strabiliante fanfara che accompagna la passerella di tutti i personaggi della vita del protagonista, come se fosse un grande circo della vita. Ci sarebbero da dire tante cose su questo film, come dicevo non è soltanto la storia di un regista che non sa che film fare, è anche la storia di un uomo che non sa che direzione dare alla propria vita; possiamo dire che è un po’, anche, la storia di tutti noi. Guido sembra quasi sul punto di arrendersi, la vita lo sta schiacciando, però, poi, si rende conto che è proprio in quella confusione che sta la bellezza.

GUIDO: Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com’è giusto accettarvi, amarvi, e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. E’ una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa né a te né a tutti gli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci.

Ecco che a questo punto tutti i personaggi della sua vita entrano in scena, e ha inizio la “giostra”, il “girotondo” più bello di sempre. E’ un inno al cinema e un inno alla vita!

 

secondo me è uno dei film più belli in assoluto, è la storia del cinema, come ho scritto prima non si tratta soltanto di un inno al cinema ma anche di un inno alla vita. E’ un film sulla mente di un autore che è in crisi, non ha niente da dire e alla fine racconta la sua crisi. Fellini, per me, non è soltanto un regista che ha lasciato un segno nella storia del cinema italiano e internazionale, è anche un Maestro di vita.

Se avete visto  fatemi sapere cosa ne pensate, mentre se ancora non lo avete visto vi consiglio di guardarlo! Se volete saperne di più sul lavoro e la vita del regista riminese andate a visitare il sito: Fondazione Federico Fellini.

Vi auguro un 2018 ricco di soddisfazioni e di felicità.

Un bacio e un abbraccio,

Federica

14 thoughts on “SALUTO IL 2017 PARLANDOVI DI 8½ DI FELLINI!”

  1. un film bellissimo ma, come tutti quelli di Fellini, non di facile comprensione secondo me, proprio perchè ricco di simbolismi; fai bene a parlarne perchè penso che molti giovani non lo abbiano visto

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